Storia e Letteratura di Mottafollone

Ariantha

(Cortile Interno del Castello di Mottafollone)

Lasciata la provinciale Roggiano Gravina-San Sosti e proseguendo per il bivio che porta al centro abitato, alzando gli occhi dopo alcuni metri, posso abbracciare con un solo sguardo il mio minuscolo paesino e, nel contempo, sentirmi stretta in un abbraccio di buon ritorno. Uno dei più piccoli e dimenticati paesi della Calabria dove la gente è pronta ad accoglierti e renderti parte integrante della comunità. Chi arriva a Mottafollone per la prima volta e si ferma all’incrocio tra il Santicello e la Croce della Palma si chiede dove sarà mai il borgo medievale che aveva intravisto tra il verde degli ulivi e il giallo delle ginestre. Eppure il cuore antico di Mottafollone c’è e batte nei resti dell’ex convento di Santa Croce, ora chiesa parrocchiale, trasformata e stravolta da interventi di recupero e consolidamento; c’è nella cappella del Carmine, dove la statua lignea di Maria Santissima del Monte Carmelo è l’unico ricordo rimasto originale; c’è nel vicolo che porta alla vecchia piazza ai piedi del Castello; c’è nelle cripte di quella che un tempo fu la chiesa di Santa Maria della Motta; c’è nel Museo Parrocchiale e nelle opere di interesse archeologico e storico artistico che conserva. C’è, ma avrebbe bisogno di qualche bypass. Le prime notizie su Mottafollone, o meglio, su Ariantha, le ricaviamo da Ecateo, attraverso Stefano Bizantino, il quale afferma che Ariantha, città Enotra posta tra due fiumi, esisteva già al tempo di Ecateo ( VI secolo a.C.) e che era soggetta a Sibari. A conferma di ciò, in località Macchia di Rose, sono stati rinvenuti un peso di stadera in bronzo a forma di ghianda e grandi quantità di vasellame, attualmente custoditi presso il Museo Parrocchiale. I reperti che elenca Don Domenico Cerbelli nella Monografia di Mottafollone, pubblicata a Napoli nel 1857, furono ritrovati nelle contrade di Joppoli, Cerreto e Ciranni ma non sono giunti fino a noi. Il Museo custodisce pure una testina votiva di divinità arcaica del VII secolo a. C., un vasetto lacrimale, vasellame di epoche diverse, monete greche e romane, un balsamario e spille bronzee ritrovate in località Malocanale e Ferriere. Numerose le statue lignee e i dipinti, tutti di soggetto sacro, dei secoli XVI e XVII, i paramenti liturgici e i messali. Quello che manca da parte delle istituzioni è un effettivo interessamento a tutto ciò che contiene e che è stato trovato, curato e custodito con amore da Don Fiore Borrelli, indimenticabile sacerdote. Sarebbe appropriato che tutti ci impegnassimo a proporlo, a propagandarlo come valore aggiunto a tutti i paesi che costituiscono la Comunità Montana Unione delle Valli. Nel suo piccolo, l’associazione Heinrich Schliemann ha ideato un progetto di riqualificazione degli ambienti museali, atto a garantire la corretta conservazione dei reperti archeologici e a migliorare l’allestimento delle sculture e delle tele. Pronto riscontro abbiamo ottenuto dall’attuale parroco Don Francesco Cozzitorto ma, è noto a tutti, una comunità che conta poco più di 1400 anime non ha a disposizione grandi risorse finanziarie, a maggior ragione quando si tratta di conservazione dei beni culturali. Noi attendiamo, con la speranza di recuperare il recuperabile in modo da renderlo fruibile tutto l’anno alle scuole, agli studiosi, ai turisti. Un altro colpo al cuore per lo stato di abbandono in cui versa è il Castello. Eppure il decreto del 22 Gennaio 1990 del Ministro per i Beni culturali e ambientali recita: “Il Castello di Mottafollone è dichiarato d’interesse particolarmente importante ai sensi della Legge 1/6/1939 n. 1089 e viene quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge stessa”. Secondo la relazione storica firmata dal Soprintendente per i beni A.A.A.S. della Calabria Aldo Ceccarelli la data di costruzione del Castello è incerta ma, sin dal XIV secolo rappresentava “il polo attorno al quale ruotava l’economia del vasto territorio del quale facevano parte altri comuni come San Sosti, San Donato di Ninea, Sant’Agata d’Esaro e Roggiano Gravina”. Ciò che mi rattrista maggiormente è l’attuale chiesa parrocchiale intitolata alla Purificazione di Maria Vergine, già chiesa di Santa Croce, Congrega dell’Addolorata, Convento del Terzo Ordine Regolare di San Francesco. La chiesa di Santa Croce, sorta probabilmente come romitorio, non fu edificata all’origine secondo la pianta odierna: il primo nucleo si presentava come una chiesa ad aula unica di piccole dimensioni, collegata all’abside mediante un arco a tutto sesto. Presumibilmente intorno agli anni Cinquanta del XV secolo fu eretto il convento del Terzo Ordine e all’aula medievale furono affiancate le due navate laterali. Ad oggi la chiesa si presenta come un curioso ibrido di manifatture di maestranze locali, di operai specializzati, di architetti o di sola buona volontà. E che fine hanno fatto le celle dei frati, l’orto dei frati di cui si conserva memoria nella toponomastica, il chiostro? Senza parlare delle chiese di campagna e delle numerosissime cappelle! Scende su Mottafollone il silenzio della storia, nonostante il convento fosse ancora al suo posto dopo il tragico sisma del 1783 che interessò sopratutto la Calabria Ulteriore. Non siamo pessimisti! Troveremo le risposte e finalmente anche su Mottafollone saranno puntati gli occhi di tutti quelli che amano l’arte, la storia o più semplicemente di tutti quelli che cercano e trovano le proprie radici.

a cura di Chiara Miceli

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10 risposte a “Storia e Letteratura di Mottafollone

  1. Complimenti Chiara per il bellissimo articolo.
    Descrive una realtà molto triste, ma allo stesso tempo apre nuovi orizzonti, quelli del dibattito pubblico. Resto stupito da questa iniziativae vi faccio i miei migliori auguri. Alla faccia di chi dice sempre che i giovani sono distaccati e poco attenti alle problematiche del territorio. E’ una dimostrazione che su di voi si può ancora contare e avete a cuore le sorti di questo paese.
    Bravi, complimenti.
    forza ragazzi

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  2. avete già pensato di segnalare il castello di Mottafollone al FAI ? potrebbe essere un modo per dare rilievo, raccogliere fondi, pianificare e iniziare un recupero.

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  3. Hai ragione Chià….siamo tutti con te!!!!

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  4. ottimo articolo chiarè… si vede che sei mia cugina!

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  5. Grazie ragazzi!

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  6. Giovanni Cerbelli

    GIOVENTU’, salve!

    Non sapevo che anche Mottafollone avesse un giornale interattivo. Adesso che lo so statevi pur certi che sara’ veramente interattivo!
    Io sono anni che sto cercando, tramite Radio Libera Bisignano, di “scartabellare e rispolverare” il recente passato del mio paese (dal 1953 al 1960). Dal 1960 in poi, non vi e’ luogo in Italia che io non conosca, o quasi tutti.
    Del mio paese ho ricordato la cucina che mia madre faceva, quando ero ancora bambino e mi miei ricordi sono fermi ad allora. Ricordo alcune donne in “dolce attesa” dei vostri papa’ o delle vostre mamme.
    Pensate, manco da Mottafollone da 50 anni!
    I miei ricordi sono fermi a “Sarvaturu u bannista” – a Miliuzzu i Pedateddra – a Vicienzu di Vigni – a cumpa Rafele da Posta – a Maruzzu u ruggianisi – a cumpa vicienzi Ndreola – a Vicienzu i Zarafina – aru dutturi Failla ecc.
    Spesso mi “blocco” a quel periodo e penso..
    ed intanto, quello che narro sulla radio, lo sto raccogliendo in un opuscoletto. Ma ancora non ho finito.
    Per il momento vi saluto e saluto il mio “paesello” e vi raccomando NON FATELO MORIRE”
    Giovanni CERBELLI

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  7. Giovanni Cerbelli

    SIGNORI,

    ho visto le foto del cortile del Castello. SONO FOTO DA NON PROPORRE, perche’ a me hanno fatto venire un senso di disgusto!
    Quel cortile, per noi studenti, era tutto: giocavamo e studiavamo. Alcune volte, d’estate, i nostro prof. (Vincenzo Santelli) o ( don Alfredo Frascino o don Riguzio o il Prof. Abate)
    ci facevano mettere i banchi di scuola e li’ facevamo lezionie! Che tempi!
    Nella mia borsa di cartone rosso, mia madre, per colazione metteva alcune caldarroste, altro che merendine!
    Chissa’ se un giorno a voi ragazzi viene l’idea di riunire i “VOSTRI VEGLIARDI” e ascoltare la loro “VOCE”.

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  8. Caro Giovanni,io sono la nipote del prof. Abate e spero che presto tornerai a trovarci!

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  9. Giovanni Cerbelli

    Ciao Chiara,

    io purtroppo non ti conosco, ma conoscevo il prof ABATE, uomo insigne ma poco ricordato dalla comunita’ mottafollonese.

    La comunità mottafollonese e’ una comunità molto fredda – sembra essere stata originata dagli Unni!
    Quanti personaggi ricordo nella mia lontanissima fanciullezza!
    E’ stata mai intitolata una via al prof Abate, a don Fiore, a don Riguzio, a don Raffaele Rosignuolo ed altri che hanno fatto la storia di Mottafollone e uomini di indubbia ed indiscussa moralita’.
    Ed anche a Saverio “u bannista”, don Ferdinando “a Costa” a Gaetano “du tabacchino”.
    Mottafollone, chi per un verso chi per un altro, i suoi figli sono meritevoli di essere “menzionati” ed additati ad esempio per la nuova gioventu’?

    Un episodio devo narrare che riguarda la “dipartita” del prof Abate. Spero di non sbagliare o comunque di non urtare la vostra suscettibilita’. Ma se cosi’ dovesse essere vi chiedo venia ancor prima.
    Ricordo come se fosse adesso la dipartita del prof. Il paese era tutto in piazza a rendergli onore.
    Io ho assistito, bambino, alla tumulazione.
    Davanti a me c’era se non erro Rosetta Mario e la mamma. Quest’ultima, prima della definitiva sepoltura,tra una lacrima e l’altra, un singhiozzo e l’altro, ha tolto dalla sua borsetta, alcuni oggetti personali del prof, contenuti in un fazzoletto bianco e li ha depositati sulla bara.

    Scusatemi e’ stato per me un’esperienza indimenticabile, tant’è che ancora oggi per me il tempo si e’ fermato.
    Un caro saluto a Maruzzu e Francuzzu. A Rosetta ogni tanto la vedo e rivedo in lei un pezzo indimenticabile del mio passato.

    Ciao Chiara e perdonami se ho narrato quell’episodio ma e’ una cosa che tenevo dentro di me e solo ora la rivivo moltiplicata da mille emozioni.
    Ciao

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  10. Ti ringrazio di avermi regalato il tuo ricordo!

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